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tratto da: Lungo il Trebbia - Mauro Busi e Andrea Chiari - ISTITUTO GEOGRAFICO DE AGOSTINI - 1987 La Val Boreca la si incontra in località Valsigiara, poco dopo l'abitato di Ottone, il paese di riferimento della zona. Prima di un viadotto sul fiume, che sostituisce un ponte portato quasi via dall'alluvione del 1985, si svolta a sinistra, seguendo l'indicazione Zerba. ( www.zerba.org ) La strada della val Boreca procede verso il capoluogo di Zerba zigzagando tra gli alberi del bosco fino a che la vista si allarga, poco prima dell'abitato di Cerreto, sui giganteschi contrafforti verdeggianti che si innalzano sul fianco meridionale. L'imponente catena montuosa si erge, interamente ricoperta di boschi, compatta come una immensa parete di alberi. A metà della linea di crinale emerge la punta del Monte ALfeo, la vetta più alta, dove la neve, in primavera, indugia più a lungo. Non una casa, non un segnale di vita interrompono per un lungo tratto questa cortina quasi verticale di boschi, dove si osservano soltanto i solchi incisi dai torrenti. All'improvviso compare, come una sorprendenta visione, l'abitato di Tartago, aggrappato a un conoide che, liberato dal bosco, è stato sistemato a terrazze. In questo piccolo triangolo di verde più chiaro si raggruppano le poche case del paese. Il singolare spettacolo si ripete poi per i più lontani borghi di Belnome e di Artana, che spiccano entrambi dal denso sottofondo del bosco con le loro casette intonacate e il bianco campanile della chiesa. Proseguendo per Zerba e quindi per Vesimo, Pej e il passo Giovà la strada si inoltra, restando sempre sulla sinistra idrografica del torrente, in un ambiente assai diverso da quello selvaggio dell'altro versante, dominato dalla verde dorsale dell'Alfeo: affioramenti di roccia giallastra, entro cui la strada sembra essere stata ricavata letteralmente a colpi di scalpello, paesi ancora abitati, viabilità agevole, rimboschimenti di giovani conifere. Infine, sui terreni liberi dal bosco, le prime apparizioni di quei terrazzamenti, di sapore così tipicamente ligure, che saranno una costante nel paesaggio della più alta val Trebbia. Qui, nei giorni di festa e durante la bella stagione, è facile imbattersi in escursionisti e in gruppi di cavalieri (e ciclisti ndr.). A costoro, più che ai frettolosi cursori in automobile, riuscirà di apprezzare in pieno la grande bellezza di questa valle. La val Boreca rappresenta, con i suoi cinquantun chilometri quadrati, il sottobacino più esteso della val Trebbia, dopo quello, ovviamente, dell'Aveto che resta incontrastato, l'affluente più importante. L'interesse della valle, tuttavia, non risiede tanto in questo elemento quantitativo, bensì nella spiccata qualità naturale del suo ambiente, fra i più intatti di tutto l'Appennino. La presenza dell'uomo oggi si è ridotta a tal punto che alcuni dei paesini della valle si possono definire del tutto abbandonati. Altri restano presidiati solo da un pugno di abitanti per poi ripopolarsi un poco nel periodo estivo con un modesto turismo costituito quasi esclusivamente dal ritorno temporaneo dei discendenti degli antichi emigranti. L'energia elettrica, dove c'è, è stata portata in valle solo da pochissimi anni grazie agli elicotteri che dall'alto hanno calato i tralicci. La val Boreca è infatti assai scoscesa e profonda, con profilo a "V" strettissimo, per nulla addolcito dall'erosione glaciale di cui non si trova alcuna traccia. Il centro principale - si fa per dire - è Zerba, che ha dignità di Comune, ed è dominato dai resti di un castello. Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano di una popolamento antichissimo della zona. Si favoleggia anche di un sosta dell'esercito di Annibale in val Boreca dopo la celebre battaglia del Trebbia contro i Romani nel 218 a C.. Ne farebbero fede alcuni toponimi (la stessa Zerba, Artana, Tartago) che si vogliono di ascendenza fenicia. Prove storiche del passaggio di Annibale comunque non ve ne sono e non è neppure certo che il condottiero, dopo la battaglia, per attraversare l'Appennino abbia risalito il Trebbia. Come si è detto il pregio principale della val Boreca è il suo patrimonio ambientale, con castagni e faggi d'alto fusto e boschi cedui anch'essi di castagno e faggio, oltre che di rovere e di carpino. Vi si trovano pure boschi di resinose di impianto artificiale (comuni anche nella contigua valle dell'Avegnone) e ampie praterie dominate dalle cime del Monte Lesima a nord (la vetta più alta di tutta la val Trebbia con i suoi 1724 metri s.l.m.), Chiappo e Carmo a ovest e Alfeo a sud, tutti raggiungibili attraverso sentieri che in parte salgono dal versante piacentino di Ottone e Zerba e in parte invece hanno origine dal passo del Giovà, che rappresenta l'accesso della val Boreca dalla parte pavese. Di fronte al tracollo economico della valle, testimoniato dai numerosi paesi letteralmente abbandonati, veri e propri fantasmi di un passato neppure troppo lontano, l'unico patrimonio che può essere messo a frutto rimane la natura e il paesaggio, che in val Boreca raggiungono una qualità così elevata da configurare qui uno dei centri più interessanti di un auspicato futuro Parco della val Trebbia. Come un tale parco possa anche divenire occasione di sviluppo è una domanda ardua che ci condurrebbe a complesse riflessioni, da estendere del resto a gran parte del nostro territorio montano. Ma che tale sviluppo in futuro non possa prescindere dalla valorizzazione dell'ambiente è una sensazione sempre più diffusa.
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